Pillole di SpiritualiTà
Il tuo lavoro dev'essere orazione personale, deve trasformarsi in una splendida conversazione con il nostro Padre celeste. (San Josemaría Escrivà)
Cammino e rifugio nella strada verso Dio
di P. Gianni Schido icms
Oggi 13 giugno celebriamo il Cuore Immacolato della Santissima Madre del Signore e nostra, esattamente nel giorno in cui, nel 1917, a Fatima la Vergine Maria mostra ai pastorelli il suo Cuore Immacolato coperto di spine chiedendo riparazione.
Per riflettere insieme sul mistero di questo Cuore Materno vorrei partire da un passo ben conosciuto del libro dell’Esodo. Nel terzo capitolo si legge il famoso racconto della visione da parte di Mosè del roveto che arde e non si consuma. Letteralmente Mosè vede un fuoco ardere “nel cuore”1 del roveto. E il Signore dice: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze”2. Perché Dio appare in un piccolo cespuglio e in un roveto? Il roveto e le spine indicano le sofferenze del popolo e Dio sceglie di apparire in mezzo alle spine. Egli conosce le sofferenze perché le condivide con il suo popolo. Soffre con Lui, ha compassione! Ma queste parole si realizzano pienamente quando il Signore Gesù discenderà dal Cielo nel seno della Vergine Maria, nel suo Cuore, dove per la fede della Vergine prenderà umana carne capace di patire insieme a noi. Attraverso quella carne che è la stessa della Vergine, Cristo può vivere i nostri dolori. Infatti “la carne di Cristo è la carne di Maria” 3.
“«Cuore» significa nel linguaggio della Bibbia il centro dell’esistenza umana, la confluenza di ragione, volontà, temperamento e sensibilità, in cui la persona trova la sua unità ed il suo orientamento interiore. Il «cuore immacolato» è secondo Mt 5, 8 un cuore, che a partire da Dio è giunto ad una perfetta unità interiore e pertanto «vede Dio»” 4. C’è un legame tra conoscenza e sofferenza. Il Cuore di Maria dunque circondato di spine è un cuore che vede e dunque conosce la sofferenza del Figlio. Il Signore, venendo nel mondo, si è reso vulnerabile, cioè capace di soffrire. Non poteva certo aggiungere nulla alla sua beatitudine nel seno della santissima Trinità. La sua esperienza è un’esperienza di abbassamento e di condivisione dei nostri dolori e sofferenze, quelle naturali ma anche accetta - e sono le più dolorose - quelle morali, che da peccatori gli abbiamo causato.
La Vergine Maria conosce intimamente il Figlio suo e cresce in questa conoscenza e amore lungo la sua vita, perché condivide il mistero della sua umiliazione e vulnerabilità. Lei resa per grazia Immacolata, a rigor di giustizia, non doveva passare per nessun dolore, ma aveva diritto di godere della felicità eterna già qui in terra nella perfetta comunione con il Figlio Suo. Invece quel fuoco divino che arde nel Cuore di Cristo per la nostra salvezza arde nel Cuore della Vergine Maria; il Signore discende, si incarna per avere un cuore capace di soffrire e sceglie di correre incontro ai patimenti per nostro amore. Il Cuore della Vergine non si oppone, non si lamenta ma accoglie e abbraccia le ingiustizie e le sofferenze che vengono causate a Lei e al Figlio per la nostra salvezza.
Davanti all’opera d’amore del Cuore divino lei collabora, contempla e medita l’umiliazione del Figlio e la grandiosità eccelsa dell’Amore che si rende povero coi poveri, debole coi deboli, sofferente più di ogni altro sofferente, per salvare tutti: i giusti e gli ingiusti; fino ad accettare l’ingiustizia più dolorosa: essere separata da Gesù nella morte. Davanti a questo dolore immenso soffre e gioisce, soffre per vedere il male e l’ingiustizia più atroce contro il più grande Benefattore dell’umanità, contro il Signore; ma anche gioisce perché Cristo, e lei insieme a Lui, realizza il suo ardente desiderio di amare gli uomini “fino alla fine”5. Fiamme e spine, amore e dolore. Per questo allora il Cuore Immacolato è nostro rifugio perché nessun dolore che possiamo affrontare, nessuna ingiustizia che possiamo vivere o subire è estranea a quel Cuore Materno, ma esattamente per nostro amore ha scelto di abbracciarla, e ripete con le parole del Signore: “ho osservato la tua miseria” l’ho vista nel Figlio mio crocifisso, ho ascoltato il suo grido6, “conosco le tue sofferenze” ho sofferto a causa del peccato degli uomini ingrati.
“È infatti sommamente conveniente che, come Dio ha voluto associare indissolubilmente la Beatissima Vergine Maria a Cristo nel compimento dell’opera dell’umana Redenzione, in modo che la nostra salvezza può ben dirsi frutto della carità e delle sofferenze di Gesù Cristo, cui erano strettamente congiunti l’amore e i dolori della Madre sua; così il popolo cristiano, che da Cristo e da Maria ha ricevuto la vita divina, dopo aver tributato i dovuti omaggi al Cuore Sacratissimo di Gesù, presti anche al Cuore amantissimo della celeste Madre consimili ossequi di pietà, di amore, di gratitudine e di riparazione”3.
Da Cristo e da Maria dice il papa Pio XII, i cristiani hanno ricevuto la vita divina. Non siamo ingrati, figli dimentichi dell’amore che costantemente ricevono e che hanno ricevuto: la vita divina, la salvezza, la grazia e la misericordia di Dio. La Scrittura stessa ci ammonisce “non dimenticare i dolori di tua madre”4,non dimenticare i dolori di colei che ti ha dato la vita naturale ovviamente, ma soprattutto di Colei che ha sofferto con Cristo per darti la vita divina ed eterna, senza la quale la vita terrena varrebbe ben poca cosa.
1 Lc 1,38
2 Ibidem
3Haurietis aquas, V; Lettera Enciclica S.S. Pio XII
4 Sir 7,27
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