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L'apparizione del 13 maggio 1917

L'apparizione del 13 maggio 1917

Dio non promette mai nulla per caso

di Katiuscia iacchini

“Il 13 maggio 1917, avvolta di luce e di pace, tenera come la pioggia sull’erba, madre premurosa e preoccupata per i figli che vede in pericolo, appariva a Fatima la Santissima Vergine, affidando a tre bambini innocenti un messaggio di salvezza per il mondo e la rivelazione che veniva dal cielo. Dinanzi al materialismo ateo del comunismo nascente, il cielo proiettava sull’umanità un fascio di luce per illuminarla nella fitta notte che minacciava di avvolgerla. Proprio quando il mondo chiudeva gli occhi al soprannaturale e volgeva le spalle a Dio, la Madre di Dio e degli uomini era venuta ad avvisare dell’imminente pericolo e a mostrare come evitarlo, chiedendo preghiere e conversione”. (Sr. Lucia Dos Santos, Un cammino sotto lo sguardo di Maria.)


Erano tempi difficili quelli in cui la Madonna apparve nel lontano 1917, il tempo della guerra chiamata dagli storici “l’inutile strage”. Era un tempo di un buio così fitto che la luce non si intravedeva più. Ed ecco che l’apparizione di Maria è descritta da Lucia come luce che entra in quella quotidianità attraverso la preghiera di tre umili bambini.
La loro fede fa vedere chiaro, diviene fiducia, ascolto, attenzione, volontà di cambiare un mondo avvelenato dalla guerra. E’ così che la luce irrompe nel buio, è la luce riflessa di Dio che filtra attraverso Maria.
I tre bambini si vedono nella luce attraverso Maria e la diffondono nel mondo da uno sperduto villaggio del Portogallo. Ritroviamo nel messaggio di Fatima le parole “riparazione” e “peccato” che oggi sembrano dimenticate, anacronistiche e fuori luogo rispetto ad un individualismo dilagante che ci proietta vorticosamente verso noi stessi per aspirare costantemente ad una illusoria e fugace felicità. Ma Fatima continua ad essere contemporanea, attuabile, continua a darci la chiave di lettura del presente in prospettiva futura e parla ancor più accoratamente al cuore dell’uomo di oggi.
Quello che la Beata Vergine chiede ai tre bambini è se desiderano offrirsi a Dio per sopportare le sofferenze che Egli vorrà mandare loro, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori. Preannuncia loro sofferenze, ma è incredibile la forza di volontà e l’immediatezza con cui i tre bambini aderiscono al messaggio della Mamma Celeste.


Il Signore invia delle sofferenze che hanno sempre un significato profondo nella storia della salvezza di ogni uomo e Dio non promette mai nulla per caso. Aderire al messaggio di Fatima dovrebbe essere per ciascuno di noi un promemoria per aiutarci a non lamentarci mai del quotidiano, ad accettare e offrire, poiché come dice Giobbe: se da Dio accettiamo il bene, perché non il male?
La Vergine irrompe però in modo diverso nella vita dei tre pastorelli e fa emergere in ciascuno di loro aspetti illuminanti. Francesco dopo le apparizioni sentirà in modo profondo l’esigenza di consolare, di riparare. Costruisce con Dio una relazione concreta. I tre bambini vedranno le loro pratiche cristiane precedenti all’apparizione evangelizzate da una relazione, inizieranno ad “avere a cuore” la volontà di Dio. Se in Francesco nascerà l’esigenza di consolare Gesù, in Giacinta nascerà un amore ardente per i peccatori e per la loro conversione. La bambina sentirà l’esigenza dell’intercessione; attraverso la comunione dei santi noi siamo infatti un unico corpo nel Battesimo.
Oggi, se abbiamo fede, pensiamo di non doverci più di tanto preoccupare di quella altrui, siamo poco convinti del potere di intercessione. Eppure non dovremmo mai dimenticarci dei fratelli lontani e di come siamo tutti corresponsabili del loro destino.
Il messaggio di Fatima richiama dunque ciascuno di noi alla necessità di una lotta interiore contro il peccato; richiama all’urgenza della conversione e alla riparazione per la salvezza delle anime, è un invito a vivere una fede coerente riparando le offese a Dio attraverso la preghiera e l’offerta dei sacrifici quotidiani.


Sarà compito di Lucia, che vivrà più a lungo, attuare la propagazione al culto del Cuore Immacolato di Maria. Il suo sarà un cristianesimo annunciato. Lucia sa che i giorni che le sono stati concessi le serviranno per raccontare, annunciare e propagare il messaggio di Fatima. La sua è un’anima missionaria.
Attraverso Francesco, Giacinta e Lucia ci vengono allora mostrate tre strade che conducono al Cuore Immacolato di Maria, Porta del Cielo.

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