Pillole di SpiritualiTà
La mia vocazione è l’amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore. (Santa Teresa di Gesù Bambino)
“Tutto posso in colui che mi dà la forza.” (Fil 4,13)
di Patrizia Capone
«Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20).
La presenza di Gesù, l’Emmanuele, il “Dio con noi”, è stata tangibile durante il Convegno regionale del Lazio della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria, tenutosi il 21 giugno; così come è stata evidente la presenza del suo Spirito d’Amore, lo Spirito Santo e della sua e nostra Beatissima Madre, la Vergine Maria.
Durante questa intensa giornata formativa, trascorsa nella gioia dell’ascolto, della preghiera e della condivisione, noi laici, insieme ai Padri, alle Suore e ai seminaristi, ci siamo sentiti uniti in un unico abbraccio d’Amore di Dio Padre, nella consapevolezza che la fede non è un’esperienza individuale, ma è una dimensione comunitaria che ci trasforma in “Chiesa di Dio”.
Nella prima parte del Convegno, la mattina, Padre Carlo Morelli icms ha esposto un’approfondita relazione nella quale ha ripercorso i momenti storici fondamentali che hanno portato all’atto costitutivo della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria, approvato tramite decreto, dal Cardinal Ruini, nel 2005.
È stato illuminante l’accento posto sul fatto che - anche tra mille difficoltà, avversità ed inconvenienti di ogni tipo - quando è lo Spirito Santo che guida la volontà e le intuizioni umane, si arriva sempre alla mèta, è solo una questione di tempo! Il nostro compito di cristiani è quello di confidare in Dio senza esitazioni ed accogliere, con il nostro “fiat”, la sua volontà, certi che Dio è “colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi” (Ef 3,20).
Così, quello che inizialmente era nato come un gruppo di preghiera (la Pia Congregazione N. S. di Fatima), dopo l’erezione dell’Istituto dei Servi e poi delle Serve del Cuore Immacolato di Maria, ha avuto la sua evoluzione finale in una vera e propria Famiglia, le cui tre componenti, sacerdotale, consacrata e laica, interagiscono e si sostengono come si conviene ad un’autentica famiglia; tutte legate, indissolubilmente, al carisma che attinge al Messaggio di Fatima e a quanto la Vergine Maria chiese a Lucia - la più grande dei tre pastorelli - tradotto nel motto del Movimento: “Attraverso il mio cuore Immacolato portate Cristo al mondo”.
Eh sì! L’origine della Famiglia del Cuore immacolato di Maria è stata, ed è tuttora, un “itinerario di speranza”, sotto la guida dello Spirito Santo, sorgente di unità e amore.
Un “itinerario di speranza” può essere considerata anche la breve, ma preziosissima, vita dei fratelli Gravina: Rosaria, Giastin e Cosimo, di cui ha parlato la loro coraggiosa mamma, Carolina Vigilante, nel pomeriggio, in un’appassionata e commovente testimonianza. Dal racconto di Carolina è emerso che queste tre giovani vite, pur nella malattia invalidante, hanno conosciuto la gioia, vera e profonda, del sentirsi “figli di Dio”, avvolti in un amore più grande di ogni umana sofferenza.
Nella sua lettera ai Romani, San Paolo scrive: “Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno.” (Rm 8,28). Ecco, Rosaria, Giastin e Cosimo, sono stati chiamati a partecipare, attraverso la loro malattia, alla sofferenza di Gesù; quella sofferenza, tuttavia, vissuta nell’amore e nella fede, non è mai stata una condanna. Al contrario, si è rivelata uno strumento di salvezza per loro, in primo luogo, per la loro famiglia e per quanti hanno avuto e avranno la grazia di condividere o, semplicemente, sfiorare la loro vita. La loro storia, infatti, incoraggia a fidarsi del progetto divino, anche quando non è immediatamente e umanamente comprensibile.
Sempre nella lettera ai Romani, San Paolo scrive: “Ritengo (…) che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi.” (Rm, 8,18)
Dunque, sull’esempio della famiglia Gravina, non dobbiamo lasciarci imprigionare e scoraggiare dalle “sofferenze del tempo presente”, non dobbiamo temere di rinnovare quotidianamente il nostro “sì” al Padre, ma guardiamo fiduciosi verso il Cielo, nella certezza che la “Croce” è sempre accompagnata dalla “Risurrezione” e che il nostro pellegrinaggio terreno deve essere vissuto davvero come un “itinerario di speranza”, perché “Nella speranza siamo <già> stati salvati.” (Rm 8,24) e ad attenderci c’è la beatitudine eterna.
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La Rivista ufficiale della
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La mia vocazione è l’amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore. (Santa Teresa di Gesù Bambino)