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“A te una spada trafiggerà l’anima”

“A te una spada trafiggerà l’anima”

di Patrizia Capone

Pensare all’incontro tra un figlio e sua madre rimanda ad un’immagine di gioia: due volti che si sorridono amorevolmente, due braccia che si accolgono.

L’incontro tra Gesù e sua Madre Maria sulla via dolorosa, è stato, invece, una condivisione di sofferenze.

La sofferenza del Figlio per l’odio, il rifiuto, lo scherno delle sue “creature” e per la flagellazione ingiustamente inflittagli, “percosso a morte” “per l’iniquità del suo popolo” (Is. 53, 8).

La sofferenza della Madre di fronte a quel volto che “Non ha <più> apparenza né bellezza…non splendore per provare in lui diletto” (Is. 53,2); di fronte a quel Figlio “Disprezzato e reietto dagli uomini” (Is.53,3).

Eppure, nei loro cuori non c’è spazio per la disperazione, né per il rancore, il loro reciproco dolore è alleviato e sconfitto dalla fede, una fede autentica, profonda che accoglie la volontà del Padre e rinnova costantemente il suo “FIAT”.

La risposta di Gesù alla “Passione” è non sottrarsi al suo sacrificio d’amore: “Egli si è caricato delle nostre sofferenze” (Is. 53,4), si è lasciato trafiggere per la nostra salvezza, si è lasciato umiliare affinché noi, i suoi Amati, fossimo guariti dalle nostre innumerevoli piaghe.

La risposta di Maria, la “piena di grazia” è il silenzio; la Madre si prepara al distacco con discrezione, donandoci il suo unico Figlio, diventando così corredentrice della nostra salvezza. Infatti, così come all’annuncio dell’Angelo lei aveva accolto con il suo “Ecco l'ancella del Signore: si faccia in me secondo la tua parola” (Lc 1,38) la nascita del Figlio di Dio che da lei assunse la natura umana, ora ne accoglie la morte diventando, nel progetto divino, “con la sua obbedienza… causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano” (S. IRENEO, Adversus Haereses III, 22, 4).

Maria, dunque, non ha mai esitato ad abbracciare la volontà di Dio; prescelta per la sua umiltà e purezza, non arretra neppure di fronte alla morte del Figlio. I discepoli sono fuggiti; lei, invece, resta lì, con il coraggio di Madre, con l’amore di Madre e con la sua indistruttibile fede, che non vacilla e resiste alla sofferenza più grande: quella di un Figlio.

Maria soffre profondamente con Gesù, condivide amorosamente il suo sacrificio, ne accetta l’immolazione quale vittima innocente per un fine supremo: affinché noi tutti, smarriti nelle tenebre del peccato, ritornassimo alla luce, alla sorgente della vita, al Padre.

Ed è proprio lì, sulla via dolorosa, nel modo in cui viene vissuto quell’incontro, che Maria diventa la nostra “Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice” (Lumen Gentium -Costituzione dogmatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano II) ancor prima che Gesù pronunciasse dalla Croce le parole che la consegneranno all’umanità quale Madre, un ulteriore segno tangibile dell’amore e della misericordia di Dio per noi.

Come Madre nostra, Maria è presente anche nelle nostre “vie Crucis” e sarà presente anche nel momento ultimo della nostra vita terrena, per accompagnarci alla presenza di Gesù. Viviamo, dunque, le nostre fragili vite con questa speranza, con questa gioiosa certezza.

 

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