Pillole di SpiritualiTà
La mia vocazione è l’amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore. (Santa Teresa di Gesù Bambino)
di Sr. Agostina Convertini icms
A quaranta giorni dal Natale, la liturgia ci invita a celebrare il giorno in cui Maria e Giuseppe presentarono Gesù al tempio. La Presentazione del Signore è infatti il compimento di un percorso iniziato la notte di Natale, continuato nella festa dell’Epifania con la “stella” che ha guidato i magi, e che termina, appunto, nella piccola “epifania” avvenuta al Tempio, crocevia tra il Natale e la Pasqua, manifestazione del Cristo che viene come luce di salvezza per questo mondo, salvezza che però necessiterà il Suo sacrificio fino alla Croce.
Il Vangelo secondo Luca ci descrive così questo giorno: «Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: “Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore”» (Lc 2,22).
La legge mosaica prescriveva, infatti, che ogni primogenito di Israele dovesse essere consacrato a Dio, quaranta giorni dopo essere nato, e riscattato con una offerta, a ricordo della protezione di ogni primogenito la notte della prima Pasqua, durante la partenza dall’Egitto.
Anche Giuseppe e Maria, da fedeli osservanti, salirono dunque a Gerusalemme, al Tempio, per sottoporsi al rito prescritto, ma ciò che accade in quel giorno fu talmente significativo da trascendere il rito stesso.
Il Figlio di Dio si assoggettava sì alle prescrizioni della Legge antica, ma veniva anche incontro al suo popolo, che l'attendeva nella fede (cfr. dalla Liturgia).
Questa festa, sorta a Gerusalemme nel IV sec., infatti, nell’Oriente cristiano è chiamata Hypapanté, e celebra proprio l’incontro tra il Signore e il suo popolo, rappresentato dal vecchio Simeone e dall’anziana profetessa Anna.
In effetti, il Vangelo di questo giorno ci fa contemplare diversi incontri, tra i quali l’incontro con il vecchio Simeone, che rappresenta l’attesa fedele di Israele e l’esultanza del cuore per il compimento delle antiche promesse, e l’incontro con l’anziana profetessa Anna che, nel vedere il Bambino, esulta di gioia e loda Dio.
Entrambi ci ricordano però che Gesù potrebbe venire incontro anche a ciascuno di noi e in tanti modi, ma non è sempre scontato riconoscerlo, perché si manifesta attraverso segni umili che richiedono tutta la fatica e la tenacia della fede. Per riconoscere il Signore e la sua missione di salvezza universale sono, inoltre, necessarie la povertà e l'attesa che furono proprie di Simeone, della profetessa Anna e di tutti i poveri di Israele, e l’attenzione, che fa cogliere l’azione dello Spirito Santo, sempre pronto a guidarci verso la vera luce che non tramonta.
Anche il tema della “luce”, in effetti, ha un posto importante nella liturgia di questa festa che, nella memoria popolare, è ricordata come “Candelora”. Dalla liturgia gerosolimitana le liturgie occidentali hanno, infatti, attinto la processione delle candele, che ancora oggi introduce la S. Messa, a ricordo delle parole pronunciate dal vecchio Simeone il quale, prendendo tra le braccia il piccolo Gesù ringrazia Dio e riconosce in quel bambino la «luce per la rivelazione alle genti e la gloria del popolo d'Israele» (Lc 2,32).
Va, inoltre, ricordato che, prima della riforma liturgica del 1969, questa festa era chiamata «Purificazione della Beata Vergine Maria», denominazione che mette in risalto la totale obbedienza di Maria alla Volontà divina fino all’offerta del suo amatissimo Gesù. I due titoli della celebrazione si illuminano a vicenda e ricordano ancora una volta l’inestricabile legame tra i misteri del Figlio e della Madre. Come afferma Paolo VI nell’Esortazione Apostolica Marialis Cultus, queste festa, perché sia pienamente colta in tutta l'ampiezza del suo contenuto, deve esser considerata come memoria congiunta del Figlio e della Madre, perché «celebrazione di un mistero di salvezza operato da Cristo, a cui la Vergine fu intimamente unita quale Madre del Servo sofferente di Jahvè, quale esecutrice di una missione spettante all'antico Israele e quale modello del nuovo Popolo di Dio, costantemente provato nella fede e nella speranza da sofferenze e persecuzioni» (Paolo VI, Esort. Ap. Marialis Cultus n.7).
Lasciamoci guidare, allora, dalla Tutta Santa. Lei, l’Immacolata, in cui non vi era nulla da purificare, ma che con umiltà si sottomette alla Legge, ci aiuti ad andare incontro al Signore con le lampade accese e gli inni di lode, per seguirlo sempre sulla via del bene e giungere alla luce che non ha fine (cfr. dalla Liturgia).
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La mia vocazione è l’amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore. (Santa Teresa di Gesù Bambino)