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«Guarderanno a Colui che hanno trafitto»

«Guarderanno a Colui che hanno trafitto»

di Alessandro Giannetti 

Con le parole «Essi guarderanno colui che hanno trafitto» si conclude il racconto della Passione di Gesù nel vangelo di San Giovanni: un invito a concentrare il cuore e lo sguardo di ciascuno di noi nella contemplazione del Signore Crocifisso.

La celebrazione del Venerdì Santo rappresenta il momento più solenne dell’anno liturgico, in modo particolare quando il sacerdote scopre il volto nascosto di Gesù davanti alla Chiesa e al mondo, come se fosse presentato a tutti l’albero della Croce al quale è stata “appesa” la salvezza del mondo … «Essi guarderanno colui che hanno trafitto»!

Concedici, Signore, in questa ora triste e di oscurità di guardare a Te per far comprendere a questo mondo, che vuole dimenticare la croce - come si fa per uno spiacevole contrattempo -  che è proprio in questa ora decisiva che non possiamo sottrarci al Tuo sguardo di salvezza e amore.

Nell’Antico Testamento sta scritto che «Nessun osso gli deve essere spezzato». Ciò dimostra che Gesù è il vero Agnello senza macchia e imperfezione nel quale tutto si compie: il soldato aprì il fianco di Gesù con la lancia e ne uscì “sangue e acqua”. Il segno della conversione di questo militare pagano ci aiuta anche a capire che dal costato trafitto di Gesù agonizzante ha origine la chiesa, poiché la Sua morte, segno della radicalità dell’amore che giunge all’autodonazione, ha prodotto questa straordinaria fecondità.

Il fianco aperto costituisce il simbolo del nuovo uomo, del nuovo Adamo, ossia del Cristo come Uomo che si dona all’umanità intera, per sempre.

Gesù quindi nella sua Persona racchiude due nature: Lui è vero Dio e vero Uomo; nel testo greco originale del vangelo di Giovanni è scritto in modo più preciso ed esatto che Lui è “Ipostasi” ossia Una Sostanza (divina) in due nature, umana e divina.

Essere cristiani equivale a raggiungere l’“umanità vera” a immagine di Cristo e quindi essere ed esistere per Dio e per gli altri, non dimenticando che nella Croce troviamo in nostro rifugio e la nostra salvezza.

Volgiamo quindi sempre lo sguardo al fianco aperto di Gesù, dal quale è uscito sangue e acqua che, secondo l’evangelista Giovanni, stanno ad indicare i due sacramenti fondamentali: il Battesimo e l’Eucarestia. Questi due sacramenti, legati alla Croce, sono il frutto del seme del grano morente rappresentato dal Figlio di Dio crocifisso.

La nostra fede ha la sua forma decisiva ed esclusiva nella Croce di Gesù Cristo, che apre e porta il cristiano al mondo. Dal corpo trafitto del Crocifisso sono sgorgati sangue e acqua, da cui ha origine quell’ “amore radicale che solo può redimere”. In proposito è illuminante citare un pensiero tratto dalle meditazioni di Papa Benedetto XVI in occasione di un Venerdì Santo: «Ciò che in primo luogo è segno della sua morte, espressione del suo fallimento nell’abisso della morte, è nello stesso tempo un nuovo inizio: il crocifisso risorgerà e non morrà più…».

 

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