Pillole di SpiritualiTà
La mia vocazione è l’amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore. (Santa Teresa di Gesù Bambino)
di P. Edoardo Luna icms
In occasione del Santo Natale vorrei porre una domanda al Signore: “Come desideri che ciascuno di noi celebri questo tempo del tuo Natale?”. E immagino di averne la risposta: “Tenete ben presente tutti quei passi del Vangelo in cui ho promesso la mia vicinanza personale a ciascuno di voi”.
In particolare, vorrei avere sempre presente queste due promesse di Gesù: le ultime parole del Vangelo di Matteo, quando disse: “Sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20), che possiamo rileggere: “fino alla fine della nostra vita”. Questa presenza non è solo “in generale” – cioè nella Chiesa, nel popolo e nelle assemblee liturgiche – ma è anche e soprattutto in ciascuno di noi, perché senza di Lui non abbiamo la forza di sostenerci nell’esistenza, spariremmo nel nulla. Lui ci ha creati e Lui ci sostiene nell’essere. Egli è sempre con noi, in ciascuno di noi e ci conosce meglio di quanto possiamo noi stessi conoscerci.
Una seconda frase, io credo, il Signore desidera che teniamo sempre presente è quella che leggiamo nel Vangelo di Giovanni: “Noi (Gesù, il Padre e lo Spirito Santo) verremo a lui (a ciascuno di noi) e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
Gesù ha detto che verrà ad abitare in coloro che gli sono docili, che gli ubbidiscono, che cercano di mettere in pratica ogni sua parola; e questo, in altre parole, significa essere “inabitati” dalla sua presenza. Il significato del Natale è proprio questo: far rinascere, rivivere e far crescere Gesù in ciascuno di noi, nel nostro cuore e nel nostro operare, pensare, giudicare e decidere. “Fare di tutto per tener presente Gesù in me” era la sintesi che Santa Teresa d’Avila faceva del suo metodo di orazione (Vita di Santa Teresa di Gesù, dalle Opere, cap. 4, n.7 e cap. 30 n.20). Questa stessa frase, ripresa anche da Santa Teresa di Lisieux (Lettera a Celina del 18/7/1893), esprime l’essenza, il significato più profondo del Natale: una preghiera continua, un perenne dialogo con Gesù, un vivere non più da soli, ma sempre “a tu per tu” con Lui e per Lui, alla sua presenza.
Ma come è possibile cercare di tenere sempre vivo Gesù in noi? Questo è un dono di Dio, è una grazia che va richiesta con tutte le nostre forze, in tutte le nostre iniziative. La strada più facile, più veloce e più gioiosa per riuscirci è la sincera e viva devozione al Cuore Immacolato di Maria, che Dio vuole stabilire nel mondo, perché si diffonda sulla terra e in ciascuno di noi, nei nostri cuori.
A che servirebbe essere allegri e gioiosi – per il clima di festa di questi giorni natalizi, per le luci, le musiche, il presepio, le tavole imbandite di ogni bontà… – se poi Gesù non è presente, non nasce e non rinasce nel nostro cuore, dentro di noi?
A che gioverebbe fare molte cose per Gesù, se poi lo trascuriamo, non ci rechiamo mai a trovarlo; o, quando anche lo facessimo, guardiamo continuamente l’orologio, perché non vediamo l’ora di andarcene, per fare “le nostre cose”? Che Natale sarebbe, se poniamo quasi sempre al primo posto ciò che facciamo noi per Lui, anziché porre ciò che Lui desidera da noi?
Dovremmo provare a rileggere il brano di San Paolo, nella prima lettera ai Corinti (13, 2), mettendo, al posto della parola “carità”, la frase: “la presenza di Gesù in me": “A che mi servirebbe … se poi Gesù non vive in me?”.
Nel Vangelo di domenica scorsa il Signore ci ha raccomandato di preparare la sua presenza nei nostri cuori attraverso tre cose: una sincera e profonda accusa dei nostri peccati, la confessione sacramentale, l’esercizio di tutte le virtù, in particolare dell’umiltà.
Chiediamo a Maria, nostra santissima Madre, la grazia di poter realizzare i suoi desideri, Lei che ci porta sempre nel Cuore e nelle mani del suo Figlio, Gesù.
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