Pillole di SpiritualiTà
La mia vocazione è l’amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore. (Santa Teresa di Gesù Bambino)
di P. Andrea Berti icms
Gesù ci dice nel Vangelo: “Se non diventerete come i bambini non entrerete nel Regno dei Cieli” (cfr. Mt 18,3): quest’ammonimento del Signore si può “traslare” nell’ambito della nostra vita spirituale a una faccenda molto semplice. I bambini, ad esempio, passano dal pianto al sorriso in mezzo secondo: cadono, si fanno il loro pianto e poi si rimettono in piedi e cominciano a fare le solite cose. Gli adulti, invece, quando cadono, rimangono a terra e cominciano a fare i “filosofi”, cominciano a fare l'”autopsia” della loro caduta, rimangono per mesi a terra perché devono capire perché sono caduti, chiedendosi: “Ma come mai proprio io sono caduto in questa situazione?”. Mancano della semplicità dei bambini. Ecco, i santi non sono quelli che non cadono mai, ma quelli che si alzano velocemente dalle loro cadute. Questa è la grande rivoluzione della santità cristiana.
Poi, in fondo, quando noi siamo poco misericordiosi con i peccati degli altri, con le cadute degli altri, è perché molto spesso noi non ci siamo riconciliati con la nostra miseria. Quando una persona guarda la propria miseria, riesce a guardare con misericordia anche gli altri. Penso spesso che, a volte, noi condanniamo negli altri ciò che non riusciamo a condannare in noi stessi. Accusiamo nell'altro quello che a volte non riusciamo ad accusare dentro noi stessi. I peccati, le ferite che nascono dal peccato e dalle cadute, “comandano” nella nostra vita nella misura in cui noi non ci lasciamo perdonare dal Signore. Il Papa costantemente dice: “Dio perdona tutto, perdona sempre, perdona continuamente, non c'è nulla che Dio non possa perdonare”.
Infatti la cosa più difficile nel perdono non è convincere Dio a perdonarci. La cosa più difficile nel perdono è convincere le persone a perdonare se stesse perché, a volte, è la persona stessa che non si perdona e non fa passare la grazia di Dio. Quella resistenza a perdonarsi credo che sia l'orgoglio più tremendo nella vita spirituale. Mi fido poco delle persone che non hanno fatto una grande esperienza di perdono.
Non sto invitando la gente a diventare dei grandi peccatori, in modo tale che possano farsi perdonare. Però ha ragione Gesù, quando nel Vangelo, in casa di Simone il fariseo si incontra con la peccatrice. Durante quella cena si presenta quella donna che comincia a baciargli i piedi, a piangere e tutti rimangono scandalizzati. Quando Gesù si accorge dello scandalo che sta recando quella donna, dice al padrone di casa, Simone, che è un fariseo: “Guarda io sono entrato in casa tua e non mi hai abbracciato. Da quando invece è entrata questa donna non smette di abbracciarmi i piedi. Sono entrato in casa tua e non mi hai fatto lavare le mani. Da quando sono entrato invece questa donna non smette di lavarmi i piedi con le sue lacrime” (cfr. Lc 7, 44 e ss).
Insomma fa tutti questi paragoni. In fondo, Simone il fariseo, non è un assassino, non è un mafioso, non è un disonesto, è una persona che sta alle regole, ma Gesù dice che è difficile amare a chi è stato perdonato poco. Cioè, quando tu accogli la tua miseria e ti lasci perdonare, si crea dentro di te una capacità di amore alla maniera di quella donna. Quindi, il problema è che finché non accetti di essere malato, nessuno può guarirti, perché tu pensi di essere sano. E se tu pensi di essere sano, giochi a dimostrare agli altri che sei perfetto, che non sbagli mai, eccetera, ma stai tenendo in piedi una maschera. Questa cosa non fa passare la grazia di Dio. Se accetti di essere malato, tu puoi guarire. Solo chi si riconosce malato può guarire.
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