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“Non è qui. È risorto!”

“Non è qui. È risorto!”

“Alleluia, Cristo Nostra Pasqua è stato immolato: facciamo festa nel Signore. Alleluia!”

di Sr. Bernardetta Usai icms

“Alleluia, Cristo Nostra Pasqua è stato immolato: facciamo festa nel Signore. Alleluia!”

Questo è il canto di esultanza che risuona dopo il tempo di Quaresima e che porta una grande gioia nei nostri cuori. Cristo, che ha sofferto, è morto per noi e ci ha donato la sua vita per salvarci: è risorto! Ora tutti noi gioiamo di questo grande dono. Nessuno dei discepoli era presente al momento della Risurrezione. Lo hanno lasciato solo già nel momento della dolorosa Passione. Solo il Cuore santissimo della Madre Addolorata non lo ha mai lasciato. Ma nel momento in cui il Signore è risorto tutto è silenzio, nessuno ha visto.

Tante rappresentazioni mostrano la Risurrezione, l’avvenimento più grande della storia, come qualcosa di glorioso: Gesù è rappresentato con il vessillo della vittoria. Ma Gesù, mite ed umile di cuore, si è mantenuto nell’umiltà e nel nascondimento anche nella sua Risurrezione. Come in tutta la sua vita, Egli si è fatto accanto a noi, camminando col nostro passo; così, anche dopo la sua Risurrezione, si è manifestato nel silenzio e nell’ordinarietà della nostra condizione. Maria di Magdala, nel vederlo, lo credette il custode del giardino dove era situato il sepolcro; i discepoli di Emmaus pensavano fosse un viandante; sulla riva del lago di Galilea nemmeno gli apostoli lo riconobbero. Nessuno di essi aveva ancora compreso che Egli veramente doveva risorgere dai morti.

Credere nella Risurrezione di Gesù è un atto di fede, tanto per i discepoli del tempo di Gesù, quanto per tutti noi oggi. È un evento, infatti, che interpella ciascuno di noi in ogni istante della nostra vita. Ogni volta che ci troviamo di fronte ad una sconfitta, ogni volta che nella vita attraversiamo un momento di dolore, se abbiamo il coraggio di fare un atto di fede nella Risurrezione, sperimentiamo la gioia della rinascita, un ripartire con sempre maggiore forza ed entusiasmo. È la luce della Risurrezione di Gesù che entra in noi e ci fa sperare in un futuro sempre nuovo.

Gesù per risorgere è dovuto passare attraverso una durissima sofferenza e morte, ma tutto per amore. Anche per noi non c’è rinascita senza sacrificio, non c’è vita senza un parto doloroso, non c’è fioritura che non sia passata per il freddo dell’inverno, non si può essere migliori senza aver compreso gli errori del passato. Ma la forza che ci viene donata dalla Sua Grazia la troviamo solo nel non distogliere mai lo sguardo dall’amore con cui Lui si è donato per noi.

Sapremo vivere appieno la Pasqua come esperienza di risurrezione, solo se sappiamo lasciarci condurre per mano dall'esperienza dei primi discepoli di Gesù. Essi, per arrivare a questa convinzione comune e condivisa, hanno percorso una lunga strada. Dopo la morte di Gesù, i pensieri erano concentrati su tutto quello che era stato costruito con il Maestro e che vedevano andato in fumo, i progetti e le speranze: una ferita troppo profonda da rimarginare; poi scoprirono che anche il corpo non era più nella tomba. Dalla delusione lasciata dal vuoto del Maestro si aggiunse la disperazione di non avere più nulla di cui ricordarsi. Hanno capito che Egli era risorto solo quando ne hanno fatto esperienza personale, ovvero quando si sono sentiti chiamare per nome, quando hanno visto il Signore spezzare il pane per loro come nell'Ultima Cena, quando hanno visto le loro reti vuote riempirsi di pesci come quel mattino, in riva al lago di Galilea.

Anche noi scopriamo e comprendiamo il Risorto se abbiamo fatto l'esperienza del Crocifisso; e comprendiamo la croce se questa diventa un'esperienza personale nella nostra vita. E la Resurrezione di Cristo è la prova e la promessa che tutto ciò che abbiamo seminato con fatica e amore nella nostra vita diventerà Pasqua di gloria.

 

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