Pillole di SpiritualiTà
Gesù Cristo è la più sublime grazia della Quaresima. È lui stesso che si presenta davanti a noi nella mirabile semplicità del Vangelo: della sua parola e delle sue opere. (San Giovanni Paolo II)
Conversione, penitenza, digiuno: il vero significato
di Roberto Utzeri
Quando pensiamo alla Quaresima immaginiamo quel tempo di 40 giorni che ci prepara alla Pasqua, la Domenica di Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo: un tempo di grazia! Durante questo periodo, ricorrono diversi termini che caratterizzano la liturgia di questo tempo di preparazione e ne sono dei veri e propri capisaldi: conversione, penitenza e digiuno.
Quante volte ci siamo soffermati su queste parole così ricche di significato per noi cristiani! La penitenza è anzitutto riconoscere la presenza di “feticci ed icone” nella nostra vita che ci attraggono e ci ingannano, rendendoci succubi delle più svariate cose e, quindi, provarne dolore, rimorso, allontanandoci da certe schiavitù; il digiuno è il tentativo di purificare la vita, generalmente con l’astensione totale o parziale dagli alimenti (ma non solo!), e ci deve riportare a ciò che è essenziale nella nostra esistenza terrena; la conversione è la necessità di ritornare a vivere in comunione con gli stessi sentimenti di Gesù.
A pensarci bene, il termine che li raccoglie tutti e, probabilmente, esprime il senso di tutti è quello di “libertà”: essere liberi da noi stessi, dalle nostre ansie, le nostre preoccupazioni, i nostri limiti; provare a liberarci da tutte quelle distrazioni che indirizzano verso il peccato, per ritrovare la genuinità della nostra esistenza; insomma, rimettere ordine nella propria vita.
Infatti, trascorriamo il quotidiano correndo e scappando per svolgere compiti, risolvere problemi e rispondere ai più variegati messaggi, asserviti alle “app” dei nostri intelligentissimi telefoni; eppure, in questa incessante operosità è facile, quasi normale, stare accanto o avvicinarsi alle persone senza nemmeno vederle veramente: è da qui, allora, che deve nascere il nostro vero pentimento che spinga verso un cambiamento di rotta, la nostra conversione, senza nasconderci dietro pratiche, abitudini o “tradizioni” religiose che, spesso, diventano un alibi per evitare una vera conversione.
Per vivere bene la Quaresima, quindi, non è necessario immaginare grandi gesti, praticare chissà quale astinenza (ben venga, per carità!), ma guardare concretamente alla propria vita di tutti i giorni e fare una breve ma significativa riflessione, chiedendoci: quando iniziamo la giornata, dove si indirizzano i nostri pensieri, i nostri sentimenti? Domandiamoci se abbiamo delle dipendenze, soggezioni, intralci che potrebbero farci fare delle scelte sbagliate … Mettiamo, allora, al centro del nostro cuore non “per che cosa” ma “per chi” decidiamo di spendere il nostro tempo ed orientare le nostre azioni!
In questo momento storico in cui, a seguito dei numerosi conflitti e guerre disseminati nel mondo, c’è una forte domanda di PACE, fermiamoci un momento per creare uno spazio interiore, silenziando il “rumore” dentro e fuori di noi, disposti ad ascoltare la nostra coscienza: iniziamo a fare pace con noi stessi! Liberati da inutili fardelli, riusciremo, così, a percepire un dolore inespresso, uno sguardo stanco, una richiesta d’aiuto nascosta in una banale conversazione …
In questi giorni di preparazione alla Pasqua, la nostra conversione sia quella che ci porti ad alzare lo sguardo sulla realtà circostante e vedere “l’altro nel bisogno”: non possiamo e non dobbiamo restare indifferenti; perciò, che sia la carità a misurare il nostro vivere intensamente la Quaresima! “Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio” (Isaìa 58, 7-10).
E allora, in questo tempo di Quaresima, facciamo tutto per Amore e nulla per forza, anche per poter essere, come ci chiede il Vangelo, “sale della terra” e “luce del mondo”!
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