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S. GIUSEPPE, il suo silenzio e la sua operosità

S. GIUSEPPE, il suo silenzio e la sua operosità

LO SPOSO, IL PADRE, IL CUSTODE

di Giuseppe Lanotte

È solo negli ultimi anni che ho cominciato a confrontarmi e vivere la crescita della mia fede con quegli uomini e donne che ci hanno preceduto e che ci possono guidare sul nostro cammino verso la santità, perché loro la santità l'hanno già raggiunta.
Io mi chiamo Giuseppe e, come diceva mia nonna, ho un nome bellissimo e importante, quello di San Giuseppe!

San Giuseppe, Giuseppe di Betlemme – di origini nobili, della casa di Davide – è un giovane, un uomo incredibile, il padre putativo del Figlio di Dio, lo sposo della Beata Vergine Maria, una persona vera, reale, di un po' più di 2000 anni fa che io, crescendo, sto riscoprendo sempre di più, perché crescendo ti rendi conto che anche i Santi sono maestri di vita per l’uomo di oggi.

La presenza di San Giuseppe nella mia vita è cambiata nel tempo: da piccolo era il protagonista del presepe, custode orante del Gesù Bambino e della sua sposa Maria, uomo con la barba bianca e il bastone; crescendo, l’ho riscoperto come un giovane che, nel momento più felice della sua vita, quando è pronto a sposare una bellissima fanciulla che ama con tutto il cuore, deve fare delle scelte e decidere se accogliere un disegno divino che non poteva immaginare e che, calato nel suo tempo e nel suo paese, gli avrebbe consentito di rileggere le tradizioni e le leggi del suo popolo con una luce nuova.

Gli evangelisti non riportano sue parole; lui accoglie la volontà di un Dio che lo chiama ad essere il padre e custode di suo Figlio e si affida: lo ascolta nel silenzio, in sogno e non perde tempo per compiere al meglio tutto quello che il Signore gli dice attraverso i suoi Angeli.

Prega, prega perché è un uomo, un uomo come me, un uomo come tutti quelli di ogni tempo che vengono “travolti” da situazioni più grandi delle proprie capacità umane e si pone in ascolto, nel silenzio, nella preghiera.
Il suo silenzio non è vuoto, di rassegnazione o dovuto a un carattere introverso. No! Il silenzio di Giuseppe è quello di chi ha fatto spazio a Dio, alle sue opere, a quelle che a volte non comprendiamo, e nella sua umiltà trasforma il silenzio in un luogo in cui custodire un mistero grande, che farà nuova la storia dell’uomo, non da possedere per sé.

Giuseppe in tutto questo non è mai da solo: del resto era fidanzato con Maria e loro si erano scelti, qualcosa in comune dovevano averlo!
Giuseppe, l’uomo giusto, come dice la Scrittura, è un giovane che ha coraggio, il coraggio di fidarsi di Dio, e voglio pensare che, come succede nella vita di tutte le coppie, questo coraggio, questa fiducia è frutto sì di una fede personale, ma che diventa concreta e si completa nella vita di una famiglia attraverso la relazione con la propria sposa, Maria. Non posso nemmeno immaginare come potesse essere poi  la preghiera in famiglia, con Maria e Gesù!

Pensare a San Giuseppe oggi, per me, è pensare a un padre – mio padre – che si è reso disponibile a crescere e custodire un dono che è per tutti noi, prendendosene cura materialmente come ogni padre fa per la sua famiglia, ma vivendo ogni istante della sua vita in comunione diretta con Dio, attraverso suo Figlio Gesù e Maria, affidando ogni istante della propria vita al Padre, pregandolo, accogliendo la sua volontà con pazienza.

Faccio mio un pensiero di don Fabio Rosini, pensando a San Giuseppe come un esempio vivente di un amore che ha accolto l’opera di Dio, che si è fatto servo di un’opera di cui non era protagonista, che ha custodito la preziosità che gli è stata affidata, facendo tutto quello che c’era da fare, nel silenzio e nella preghiera, e poi, nel silenzio è uscito di scena, lontano dai riflettori, come per guidare anche noi lontano dai protagonismi che spesso cerchiamo  per mostrare l’opera che Dio ha per noi, per mostrare invece l’opera che Dio compie negli altri.

San Giuseppe, insegnaci a non avere paura del silenzio in un mondo in cui i rumori e la frenesia ci rendono sordi alla voce del Padre;
San Giuseppe, insegnaci a dire SÌ alla voce del Padre, confidando nel suo amore, per accogliere con forza e coraggio tutto quello che vorrà mettere sulla nostra strada;
San Giuseppe, donaci la pazienza dell’attesa, nella perseveranza quotidiana, come hai fatto tu in tutti gli anni a Nazaret, nella routine del lavoro e della famiglia, anche quando non ci sembra di “vedere miracoli”, ma custodendo e vivendo il mistero dei doni che ogni giorno riceviamo, forse senza accorgercene.

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